Veltroni inaugura la tregua dei lunghi coltelli nel Pd

Le parole pronunciate da Dario Franceschini all’indirizzo di Massimo D’Alema non hanno sorpreso soltanto il loro destinatario, che dopo essersi offerto di “dare una mano” nella conduzione del partito si è sentito invitare dal vicesegretario del Pd a rilasciare meno interviste e a lavorare di più. Leggi Travi del Cav.
8 SET 08
Ultimo aggiornamento: 11:43 | 6 AGO 20
Immagine di Veltroni inaugura la tregua dei lunghi coltelli nel Pd
Le parole pronunciate da Dario Franceschini all’indirizzo di Massimo D’Alema non hanno sorpreso soltanto il loro destinatario, che dopo essersi offerto di “dare una mano” nella conduzione del partito si è sentito invitare dal vicesegretario del Pd a rilasciare meno interviste e a lavorare di più. Di sicuro dev’esserne rimasto più che sorpreso Goffredo Bettini, visto che proprio a lui Walter Veltroni aveva affidato l’incarico di avvicinare il presidente di ItalianiEuropei per mettere fine alle polemiche e trovare un accordo. Naturale, pertanto, che Bettini avesse accolto con soddisfazione, se non proprio come un suo successo, la disponibilità manifestata da D’Alema. E come un controsenso, oltre che uno sgarbo, l’attacco di Franceschini.
Difficile non vedere dunque la mano di Bettini nelle dichiarazioni che sabato, a distanza di pochi minuti l’uno dall’altro, Nicola Zingaretti e Michele Meta hanno rilasciato alle agenzie. “Di fronte agli argomenti e ai temi posti in questi giorni da Massimo D’Alema è riduttivo se non offensivo cavarsela con un generico andate a lavorare”, dice Zingaretti. “Suggerire a D’Alema di fare meno interviste e di lavorare di più è come se si fosse chiesto agli stakanovisti che costruirono la transiberiana di parlare meno e lavorare più in fretta”, dichiara Meta. Ma soprattutto, entrambi, invitano il partito a una gestione “più inclusiva” e a “valorizzare tutte le risorse”.
Dalla Festa democratica di Firenze, intervistato da Enrico Mentana, il segretario del Pd si dice intenzionato a “coinvolgere tutti” e più che interessato a che “tutti diano una mano”, ma chiede in cambio “spirito di squadra”. E buona parte della sua intervista Veltroni la dedica proprio a questo tema, in una lunga requisitoria contro i dirigenti che ha come obiettivo esplicito Arturo Parisi, ma che si rivolge anche ad altri, sia pure in codice. Alle critiche di Parisi replica infatti con un secco: “Non si può essere dirigenti solo per i privilegi che se ne assumono”. Ma anche quando parla della necessità di costruire nuovi dirigenti, che “non dovranno essere quelli più bravi a fare gli interventini messi a punto nelle riunioni, perché preferisco uno che fa magari un intervento meno brillante, ma che in mezzo a un’assemblea di operai o artigiani sa cosa dire, chiaro?” – è chiarissimo a chi si riferisca. Non è infatti di molto tempo fa la polemica tra il segretario e Gianni Cuperlo, che in una riunione aveva letto un intervento assai critico con Veltroni, il quale aveva concluso lamentando proprio l’abitudine di presentarsi alle riunioni con gli interventi scritti (altrove, era l’evidente sottinteso), suscitando l’indignata reazione di Cuperlo.
Nonostante la mano tesa a D’Alema sulla gestione più inclusiva, Veltroni appare deciso a non farsi condizionare. Anzi. “L’innovazione del Pd deve andare avanti – afferma – dobbiamo tornare a quel momento magico che c’è stato dal Lingotto alle primarie, fino alla splendida campagna elettorale”. Dopo il voto, prosegue il segretario, è cominciato questo “tran tran”. Le polemiche, le discussioni, le interviste estive dei dirigenti (e chissà se anche qui si riferiva solo a Parisi). “Ma ora – scandisce – ma io sono qui per dire che questo tran tran deve finire”.